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FLAUTO DI CORTECCIA
Tra le forme più rudimentali di aerofoni, la
Calabria annovera un buon numero di strumenti effimeri stagionali,
tuttora occasionalmente costruiti e suonati dai pastori. Di essi,
quello che forse presenta una maggiore compiutezza musicale è
il flauto di corteccia (fràgulu, faraùtu, ecc.), che
viene costruito in primavera utilizzando la corteccia di diverse
piante in vegetazione: castagno, salice, fico, oleandro.
La
costruzione inizia tagliando un giovane ramo e distaccandone la
corteccia secondo varie tecniche, in modo da ottenere un tubo di
corteccia di lunghezza variabile da 60 ai 100 cm. Il tubo viene
lavorato in modo da divenire un flauto a fessura interna, privo di
fori digitali, aperto, con imboccatura apicale o laterale. La zeppa
è ricavata da un segmento del legno estratto. Lo strumento
dura pochissimi giorni, per poi diventare inutilizzabile a causa
della secchezza. Non disponendo di fori digitali, la melodia si
ottiene mediante gli armonici che risultano dalla
sovrainsufflazione, mentre l'unica azione digitale si realizza
sull'apertura terminale. In tal modo si ottiene un numero variabile
di suoni armonici, secondo le dimensioni del flauto e il suo
rapporto lunghezza/diametro.
Da alcune testimonianze risulta che in
passato il flauto di corteccia venisse costruito e suonato in
funzione rituale durante la Settimana di Pasqua. Oggi lo strumento
è molto sporadicamente praticato dai pastori, che ne sanno
ricavare delle suggestive sonate.
Tratto da: Antonello Ricci e Roberta Tucci "Strumenti
musicali popolari in Calabria".
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